I corpi chetonici sono prodotti metabolici di riserva sintetizzati, in condizioni di carenza di glucosio, a partire dall’acetil-coenzima-A derivantedalla beta ossidazione degli acidi grassi.

Il 78% dei c.c. è costituito dal beta-idrossibutirrato, il 20% dall’acido aceto-acetico, il 2% dall’ acetone. I primi due composti sono utilizzati in condizioni di “emergenza metabolica” da diversi tessuti come il cervello, il muscolo scheletrico, il miocardio.

Se la beta-ossidazione degli acidi grassi aumenta in maniera eccessiva contemporaneamente ad una ridotta disponibilità di glucosio, i corpi chetonici si accumulano nel plasma determinando acidosi: in queste condizioni tali composti diventano  quindi tossici per l’organismo.

    Indicazioni all’analisi

La determinazione della chetonemia (e/o della chetonuria) è utile per la diagnosi di diverse condizioni morbose,e spesso viene determinata in urgenza:

-      diabete mellito scompensato

-      digiuno prolungato

-      febbre e tireotossicosi

-      alimentazione molto ricca in grassi e relativamente povera in carboidrati

-      disordini da accumulo di glicogeno (Mal. Di Von Gierke)

-      intossicazione da isopropanolo

     Metodiche e strumenti

Di solito è sufficiente la determinazione semiquantitativa della chetonemia utilizzando un metodo colorimetrico; nei casi in cui si voglia conoscere invece l’entità della chetonemia si utilizzerà un metodo spettrofotometrico. Nel primo caso si utilizzano strisce reattive che, in presenza di c.c., si colorano in rosso-violaceo per via della reazione detta di Legal: l’acido acetacetico e l’acetone reagiscono col nitroprussiato di sodio ed il fosfato bisodico a pH 9 determinando il viraggio di colore della cartina dopo un intervallo di tempo di circa due minuti. L’entità della colorazione della cartina viene valutata quindi in maniera semiquantitativa: quanto più è intenso il colore rosso-violaceo prodotto tanto più è alta la concentrazione di c.c. nel campione.

Nel caso in cui si voglia conoscere la concentrazione precisa dell’acetoacetato o dell’acetone si utilizza il metodo spettrofotometrico: l’acetone reagisce in ambiente fortemente alcalino con la vanillina formando i composti vanillalacetone e divanillalacetone;da tale reazione si genera una colorazione rosso-arancio che presenta il massimo dell’assorbimento a 415 nm.

Attraverso la formula:

Acetone (mg/dL) = Assorbanza del campione  x 5

                        Assorbanza standard

si può calcolare la concentrazione dei corpi chetonici (eccetto il beta-idrossibutirrato per il quale non sono conosciuti metodi di rilevamento).

     Valori normali

Acetone = 0,3-2  mg/dL

Acido acetacetico < 1 mg/dL

Idrossibutirrato  = 4

     Acetato =  1

    Interpretazione dei risultati

La chetonemia aumenta in caso di diabete mellito scompensato, digiuno prolungato, stati febbrili, vomito frequente, alimentazione sbilanciata a favore dei grassi soprattutto nei bambini.

Occorre però considerare che i valori possono apparire falsamente aumentati in caso di terapia in atto con L-dopa e nel caso di intossicazione da etanolo o di ASA.

Nel D.M. tipo 1 la chetonemia aumenta ed il rapporto tra idrossibutirrato ed acetato può arrivare all’8%; poiché nessun test misura il b-idrossibutirrato di cui però durante la terapia aumenta la conversione in acetacetato, può sembrare aumentata la chetonemia dopo una prima misurazione in cui i test sono debolmente positivi.

La rilevazione di alti livelli di c.c. è importante nella valutazione del compenso del D.M. tipo 1 e per la diagnosi di coma chetoacidosico.

Nota

Ú    Recentemente si è reso disponibile per l’uso clinico un reflettometro in grado di leggere su sangue capilare due distinti tipi di strisce reattive, l’una per la determinazione della glicemia e l’altra per il contenuto di corpi chetonici (compreso il b-idrossibutirrato).