EMOGLOBINA GLICOSILATA

 

In presenza di iperglicemia persistente alcune proteine, tra cui l’emoglobina, vanno incontro a glicosilazione non enzimatica. La percentuale di glicosilazione, oltre che dai livelli raggiunti dal glucosio plasmatico, dipende dalla quantità dell’emoglobina. Poiché la vita media degli eritrociti in circolo, e quindi dell’emoglobina stessa, è di circa 120 giorni, l’emoglobina glicata (HbA1c) fornisce indicazioni sul grado di compenso glicometabolico raggiunto dal paziente diabetico nei quattro mesi antecedenti al  controllo.

Indicazioni all’esame

La determinazione della HbA1c permette una valutazione del compenso glicometabolico raggiunto dal paziente diabetico nelle 6-8 settimane precedenti il controllo.

     Per il monitoraggio del compenso metabolico del paziente diabetico, la determinazione va effettuata almeno ogni tre-quattro mesi.

Metodiche e strumenti

La percentuale di HbA1c può essere misurata su campione di sangue venoso e capillare.

La scelta del metodo di misurazione di HbA1c dipende dalla valutazione dei costi e del grado di accuratezza richiesto. Le tecniche utilizzabili sono rappresentate da:

1.  metodi colorimetrici

2.  cromatografia liquida ad alte pressione (HPLC)

3.  cromatografia a scambio ionico

4.  elettroforesi su agar-gel

5.  weack-acid idrolisi

Uno dei principali problemi del dosaggio di HbA1c è rappresentato dalla variabilità inter- ed intra-osservazionale. Molti tentativi sono stati fatti per ridurre le differenze esistenti tra differenti laboratori, ma un asoluzione definitiva non è stata ancora raggiunta. Il metodo considerato attualmente più affidabile è l’HPLC.

Valori di riferimento

HbA1c = 2,8-6,8 % della emoglobina totale (in presenza di un valore normale di Hb totale)

Un aumento dell’1% corrisponde ad un aumento medio della glicemia di 25 mg/dL.

    Interpretazione dei risultati

L’HbA1c è aumentata (>7,2%) nei pazienti diabetici in cattivo controllo glicometabolico, suggerendo la necessità della correzione della terapia.

Valori sottostimati di HbA1c si riscontrano in soggetti diabetici e cirrotici, in soggetti con anemia sideropenica, talassemia o con anemia emolitica.

  Un’altra problematica emersa soprattutto dal “The Verona diabetes study” sull’impiego clinico di HbA1c ed è legata al fatto che le variazioni rapide dei livelli glicemici non vengono efficacemente espresse dei livelli ematici di HbA1c, come ad esempio la differenza esistente tra glicemia a digiuno e valori post-prandiali. Ciò significa che soggetti con eguale media glicemica, ma con variazioni tra valori glicemici a digiuno e post-prandiali molto diversi, potranno avere livelli di HbAc simili ma un livello di danno endoteliale (molto sensibile ad ampie e rapide variazioni glicemiche) senza che i valori di HbA1c possano distinguerli. Per queste ragioni si sta facendo strada che accanto al dosaggio di HbA1c sia necessario l’impiego di un indice globale di compenso glicemico (attualmente oggetto di investigazione) che tenga da conto le variazioni glicemiche rapide.