Il dosaggio della glicemia rappresenta il punto di partenza per la diagnosi di tutte le alterazioni dell’omeostasi glicemica.

Il mantenimento della glicemia entro un preciso intervallo è talmente importante che a tale regolazione è deputato uno dei sistemi più fini e complessi del nostro organismo.

 

°        Indicazioni all’analisi

La glicemia è un esame routinario in tutti i tipi di pazienti, ma ovviamente la conoscenza dei valori glicemici è fondamentale per porre la diagnosi di diabete mellito, alterata glicemia a digiuno, ridotta tolleranza ai carboidrati e di altre più rare cause di iperglicemia.

Di non minore importanza è la determinazione di valori glicemici inferiori al normale range, al fine di diagnosticare una lunga serie di processi morbosi determinanti ipoglicemia.

 

°        Metodiche e strumenti

La glicemia può essere dosata a digiuno o dopo appropriati stimoli (OGTT, IVGTT, somministrazione di glucagone ecc.).

Possono essere determinate le glicemie venose o capillari, tenendo presente che mentre a digiuno esse sono sovrapponibili, dopo un carico di glucosio quella capillare può essere superiore anche di 2-10 mg/dL rispetto a quella venosa.

Il siero o il plasma del campione deve essere preservato dall’insorgenza di fenomeni glicolitici (responsabili di valori falsamente più bassi) attraverso la separazione entro 30’ delle emazie dal siero o dal plasma stesso.In alternativa si può aggiungere alla provetta  un inibitore della glicolisi: il più usato è il fluoruro di sodio, che è anche un anticoagulante.

I metodi tradizionali per il dosaggio della glicemia si basano sul potere riducente del glucosio: la determinazione del prodotto della reazione di riduzione consente il dosaggio indiretto del glucosio stesso.

Uno dei metodi più spesso utilizzati è quello enzimatico con impiego di orto-dianisidina  come cromogeno: il glucosio viene ossidato per opera dell’enzima glucoso-ossidasi con formazione di H2O2 che, in presenza dell’enzima perossidasi, reagisce con l’orto-dianisidina. Quest’ultima è incolore allo stato ridotto ma si colora in giallo nella forma ossidata.Successivamente si effettua la misurazione dell’assorbanza sul colore giallo a 405-410 nm  oppure si aggiunge acido solforico che determina il viraggio del colore da giallo a rosso.L’assorbanza è misurata grazie alla tecnica spettrofotometrica.

 

Altri metodi utilizzano come cromogeno altre sostanze come la 4-aminoantipirina oppure la o-toluidina: essi ricalcano il meccanismo precedente ma ovviamente la densità ottica dei prodotti di reazione cromogeni sarà diversa per ognuno.

Esistono anche metodi rapidi per la determinazione della glicemia la cui trattazione viene rimandata al capitolo riguardante l’automonitoraggio del paziente diabetico.

 

°        Valori di riferimento

Neonati = 60-100  mg/dL

Adulti    = 70-110 mg/dL

Anziani = 80-115 mg/dL

 

°        Interpretazione dei risultati

La glicemia aumenta in corso di:

Ö  Diabete mellito ( per la diagnosi di D.M. occorre che i valori a digiuno della glicemia venosa siano maggiori di 126 mg/dL ovvero che gli stessi siano maggiori di 200 in qualsiasi momento della giornata; tali valori devono essere riconfermati in almeno due differenti occasioni)

Ö Pancreatiti

Ö Forti emozioni

Ö Eccessivo esercizio fisico

Ö Cerebrovasculopatie

Ö Epato-nefropatie croniche

Ö Stato di “alterata glicemia a digiuno”

Ö Stato di “ridotta tolleranza ai carboidrati”


Al contrario si può avere un decremento dei valori glicemici in corso di:

Ö Ipopituarismo

Ö Ipotiroidismo

Ö Neoplasie gastriche, fibrosarcomi

Ö Malattie del pancreas con deficienza di glucagone

Ö Errata terapia insulinica o con ipoglicemizzanti orali

Ö Insufficienza cortico-surrenale

Ö Insulinoma o iperplasia delle cellule beta del pancreas

Ö Glicogenosi