Il C-peptide è un prodotto del clivaggio della proinsulina, il precursore dell’insulina. La proinsulina è una catena polipeptidica di 84 amminoacidi costituita da tre segmenti denominati A, B e C. Quest’ultimo unisce le porzioni A e B e perciò è chiamato peptide C o di connessione. La trasformazione della proinsulina in insulina, e quindi il clivaggio del peptide C avviene all’interno dei granuli di secrezione, dopo il passaggio del pro-ormone nel complesso del Golgi. Sulla membrana plasmatica dei granuli di secrezione sono localizzati degli enzimi proteasici che provvedono all’escissione del peptide di connessione; durante tale operazione vengono eliminati due amminoacidi per ogni estremità del peptide stesso ed è per questo motivo che, dalla porzione C della proinsulina costituita da 35 amminoacidi, si genera il peptide C che è composto da 31 amminoacidi. Al termine dell’operazione di clivaggio i granuli subiscono delle modificazioni di tipo biochimico e morfologico, tra cui la perdita delle proteasi di membrana. A questo punto l’insulina è pronta per essere secreta tramite un meccanismo di esocitosi, assieme al peptide C.

 

è    Indicazioni all’analisi

 

Il dosaggio del peptide C è utile per la valutazione della funzionalità delle cellule beta del pancreas. Esso, infatti, è immagazzinato e poi secreto in quantità equimolari a quelle dell’insulina. L’utilità della quantificazione del peptide C rispetto a quella dell’insulina è dovuta a diversi fattori:

il peptide C ha una più lenta clearance metabolica rispetto all’ormone;

il peptide C non subisce l’estrazione epatica, contrariamente a quanto avviene per l’insulina:

i valori dell’insulinemia possono essere imprecisi perché con gli odierni metodi viene misurata la cosiddetta “insulina immunoreattiva”, che comprende anche una certa quota di proinsulina (5-15%);

la presenza di autoanticorpi anti-insulina e di insulina di origine esogena può falsare i risultati delle metodiche di rilevazione dell’ormone.

 

è    Valori di riferimento

 

La concentrazione plasmatica periferica di C-peptide a digiuno è di circa 0,9-3,5 ng/mL.

Il dosaggio del peptide di connessione può essere effettuata anche durante le prove da carico di glucosio orale o endovena e/o dopo il test alla tolbutamide o glucagone.

 

è    Metodiche e strumenti

 

Il peptide C può essere dosato con metodi radio-immunologici o immunoenzimatici. La descrizione di tali metodiche è trattata nel capitolo dell’insulina, essendo utilizzate le stesse tecniche per le rilevazioni

 

è    Interpretazione dei risultati

 

I valori del peptide C consentono di valutare la funzionalità biosintetica e secretoria delle cellule pancreatiche, che appare compromessa già all’esordio della malattia nel D.M. tipo 2 ed in fase avanzata nel D.M. tipo 2. La determinazione della concentrazione plasmatica del peptide C viene effettuata anche durante le prove da carico orale o endovena di glucosio e durante il test al glucagone.

 

La determinazione del peptide C è preferibile a quella dell’insulina soprattutto nei pazienti con epatopatie croniche o con cirrosi epatica, perché esso viene metabolizzato a livello renale. L’insulina invece è metabolizzata a livello epatico, per cui la valutazione della quantità  di ormone circolante può essere falsata nei pazienti epatopatici.